

MONDO PARALLELO
racconto di Benedetta Pivetti
«Luca, hai visto le targhe delle auto nel parcheggio? Cremona, Brescia… Ci siamo solo noi di qui!»
«Capito la genialata? Tutti andranno lontano per paura di incontrare chissà chi, noi invece restiamo sotto casa e troviamo solo quelli da fuori. Vedrai che non ci conosce nessuno».
«E se becchiamo, chessò il cassiere della banca o il tipo dell’alimentari, poi come li guardo?»
«Ma figurati, quelli semmai andranno a Bologna o Milano, fidati di me».
«Lo sai come la penso: non vorrei proprio essere vista. Al massimo vorrei vedere gli altri senza che gli altri vedano me».
«Angela, siamo tutti nella stessa barca, dài: se loro vedono te, tu vedi loro. C’è un’omertà collettiva».
«Poi sai cosa temo, anche?»
«Cosa?»
Te l’ho già detto: lo squallore, ho paura di disgustarmi!»
«Aspetta almeno di vedere com’è, poi possiamo uscire anche subito se vuoi. Dài, entriamo».
«Solo se parli tu all’ingresso».
«Certo, ma stai serena, siamo insieme. Poi, che regola ci siamo dati? Non appena uno dei due vuole andare, per un qualsiasi motivo, andiamo».
«Benvenuti, io sono Mauro. È la vostra prima volta qui?»
«Ecco, veramente, è la nostra prima volta in assoluto, anzi se può spiegarci un po’ come funziona…»
«Ah stupendo! Innanzi tutto, questo è un circolo privato e occorre fare la tessera. Anzi se volete darmi i vostri documenti…»
«Visto Luca? Adesso ci schedano, alla faccia della privacy!» «Tranquilla, è solo una tessera, come per un circolo Arci, lo fanno per pagare meno tasse». «Ma non è come un circolo Arci, Luca! ‘Sti qua poi divulgano i nostri dati, chissà in quali mailing list finiamo, che inviti ci arrivano!» «Stai tranquilla, su…»
«Grazie ragazzi, se potete fare una firma qui, sapete, per la privacy. Ok, con la tessera sono cinquanta euro. Sapete come funziona?»
«Ehm… no».
«È molto semplice. Domenica è una serata tranquilla: c’è poca gente, perfetta per la prima volta. Dietro questa anticamera, c’è la zona… conviviale, diciamo, dove ci si conosce, si socializza; ci sono due salottini, il bar, la stanza fumatori, c’è pure un piccolo buffet. Al bancone troverete mia moglie Olga che serve da bere. Potete restare a chiacchierare qui giù oppure, se preferite, potete salire al primo piano, dove ci sono varie stanze, per stare più in intimità… o in promiscuità… o anche solo per vedere cosa succede. Ricordatevi solo che su non si possono portare i bicchieri, sapete, se si rompono… magari si cammina scalzi…»
«Ah, no, certo…»
«Un ultimo avvertimento: ci sono anche dei single che girano e, ve lo devo dire, possono provarci con le signore. Garbatamente, si capisce, ma può capitare. Se non gradite basterà un cenno e loro non insisteranno».
«Cosa ridi Angela?»
«Ma niente, questo parla di signore, pensavo si perdesse il titolo qui dentro».
«In effetti, forse sarebbe più appropriato… signore troie».
«Io sono signora, però! Piuttosto come “i single possono provarci”? Allungano le mani? Palpano il culo?»
«Figurati, voglio proprio vedere. Comunque stammi vicina, che al massimo ci penso io!»
«Luca mi raccomando, non è che puoi fare una piazzata però! Provarci è lecito».
«Sì, e starci è cortesia! Non vedi l’ora che ci provino, eh?»
«No caro, però non puoi mica mangiargli la faccia se lo fanno, fa parte del gioco».
«Va bene, ma tu stammi vicina!»


«Bene, ragazzi, allora vi accompagno di là, seguitemi».
«Bene, grazie».
«Guarda Luca, sul grande schermo danno la partita, è davvero tranquillo».
«Eh no, signora, stasera è un’eccezione perché c’è Milan-Inter e poi c’è poca gente; normalmente lì trasmettiamo un porno».
«Grande uscita, Angela!»
«Mi sento come la moglie di Sordi in quel film sul senso del pudore…»
«Eh?»
«Lascia stare, era per dire che mi sento… un po’ spaesata».
«Dài andiamo a fumarci una sigaretta così intanto osserviamo un po’».
«Allora, Angy, come ti sembra? È così squallido come temevi?»
«No, per ora sembra un posto normale, tipo bar di una discoteca… anche la gente sembra normale».
«Angela, questa è gente normale, come noi…»
«Sarà… Tu come la vedi, la fauna?»
«Tranquilla, chiacchiera, beve…»
«Età media tra i quaranta e i cinquanta, direi. E sull’estetica cosa dici?»
«Beh, c’è un bel tiraggio! Sono tutte acchittate, accessoriate, eleganti…»
«Come eleganti? Kitsch, vorrai dire! Cavolo, guarda lì, tutte vestite aderenti, con mini anni 80 e taccazzi da Lady Gaga, non sono proprio fini!»
«Chi se ne frega se non sono fini, a noi piacciono gli accessori da iper-femmina!»
«Ah, vedo! Da quando sei entrato hai ’sto sorrisetto da allupato! Che menti semplici siete, basta sventolarvi i soliti feticci e non capite più un cazzo!»
«I feticci sono richiami sessuali e noi siamo sensibili, lo sai».
«Se vedessi una bambola gonfiabile vestita e con i tacchi, saresti capace di
scambiarla per una donna e provarci!»
«Dovrei prima fare la prova con il mio spillone, allora!»
«Che scemo che sei… piuttosto, io come sto?»
«Beh il vestitino nero ti sta bene, fai la tua figura… però la scarpa bassa, lo vedi anche tu, non ci sta, ma così fai tesoro per la prossima volta».
«Se ci sarà, una prossima volta!»
«E tu i maschi come li trovi?»
«Sono tutti un po’ fighetti per i miei gusti, si sono preparati troppo per venire qui. Ma almeno sono gradevoli».
«Gradevoli? Come parli?»
«Per dire che non sono repellenti alla vista, non sono i laidi che temevo. Poi ho notato che quando siamo passati mi hanno guardata, anzi mi hanno proprio squadrata».
«E ti è piaciuto, eh? Brava!»
«Beh, un po’ sì. Ormai in giro non lo fa più nessuno, sarà per la paura di beccarsi una denuncia o che sono diventati tutti mezzi gay, ma a noi lo sguardo penetrante piace».
«Sì sì, mica solo lo sguardo!»
«Non fare il furbo che ho visto come ti guardava la bionda quando le sei passato di fianco, ci mancava solo l’insegna luminosa con scritto “Te la dò”!»
«Ah, te ne sei accorta? Hai visto che sguardo da porcona?»
«Sì e ho visto anche che hai ricambiato alla grande!»
«Dài, è gratificante anche per un uomo essere guardati così, cazzo! A noi non capita mai… gratis intendo. Ormai se la tirano tutte o fanno le finte ritrose, che ti senti a disagio solo a guardarle. Trovare donne che ammiccano così esplicitamente per il piacere di farlo, sembra un sogno».
«Comunque anche io ti guarderei, con quella camicia bianca stai da dio! Andiamo a bere qualcosa… chissà che non trovi un’altra signora che ti spolpa con gli occhi».
«Due calici di spumante, per favore».
«Due calici anche per noi! Buona sera, piacere, io sono Fabrizio e lei è Sonia».
«Piacere, Luca».
«Piacere, Angela».
«È la vostra prima volta qui?»
«Si vede così tanto?»
«È che avete ancora il candore negli occhi, bellissimo… anche noi eravamo così, tempo fa…»
«Voi invece è un po’ che frequentate?»
«Oh, ormai ho perso il conto… qui, a Bologna, a Milano, in Riviera, li abbiamo fatti un po’ tutti… le prime volte eravamo timidi, soprattutto lei, poi ha rotto il ghiaccio e adesso chi la ferma più! È lei che tira me, vero piccola?»
«Hi hi, sì, è così…»
«Qui ci piace perché è tranquillo, ci sentiamo come a casa, sappiamo chi troveremo in base alle serate, poi ogni tanto arriva qualche coppia nuova da conoscere come voi. Vedo che siete sposati…»
«Sì, da quindici anni. Alcuni amici ci hanno parlato di questi posti e così ci è venuta la curiosità, cioè… mi è venuta. Ci ho messo un po’ a convincerla, ma alla fine ce l’ho fatta».
«Ma è normalissimo, Luca, avete fatto bene… anzi io li consiglierei a tutte le coppie, i privé, per rafforzare l’intesa, per conoscersi meglio. Vero, Sonia, che fanno bene?»
«Fanno benissimissimo! Ormai io e Fabri ci capiamo al volo, sappiamo cosa ci piace senza bisogno di parlarci. Poi, Angela, qui le persone sono vere, non come fuori, qui puoi essere completamente te stessa, senza essere giudicata. Vedrai, ti piacerà. Potrai scatenarti!»
«…»
«Non spaventarla, Sonia, lascia che si faccia un’idea da sola. Angela, però complimenti per la carrozzeria, sei veramente in forma!»
«Grazie… Fabrizio. Siete sposati anche voi?»
«No, siamo amici da dieci anni, anzi trombamici, come si dice oggi, ah ah! È una relazione un po’ strana la nostra, io ho una compagna e Sonia ha un fidanzato, ma nei club siamo una coppia fissa. Cioè aperta, ma una coppia».
«Immagino quindi che i vostri rispettivi non sappiano nulla…»
«Brava! Non capirebbero. Ci avevo anche provato a parlarne con la mia signora tanti anni fa, ma non ha voluto nemmeno che finissi il discorso, così ho lasciato perdere. Ma per fortuna c’è la mia Sonia che non è gelosa, e ci divertiamo insieme, eh, piccola?»
«Sì, amore, per fortuna ci siamo trovati io e te!»
«E poi ci concediamo una vacanza all’anno in certe isole, non so se hai capito, Luca».
«Isole?»
«Jamaica, Antigua, ad esempio. Hai presente?»
«Sì, ad Antigua ci siamo stati in viaggio di nozze. Splendida, un mare incredibile».
«Ragazzi, dài, sapete perché è famosa Antigua?»
«No…»
«Ma per gli scambi! Noi ci siamo andati apposta, all’Aloysius, che feste, che ricordi, che corpi… roba da perderci la testa! Quindi voi siete andati là senza saperlo? Che occasione persa!»
«Ma veramente eravamo in viaggio di nozze…»
«Ancora più eccitante, con due sposini novelli, ah ah! Scusa se mi permetto, Luca, ma sai come ci si muove qui, se vuoi fare cose?»
«No, illuminami!»
«Beh se volete unirvi a qualche coppia, basta che tu faccia un segno all’altro maschio».
«Come un segno?»
«Sì, una sorta di richiesta di permesso… a procedere. Se l’altro lascia fare, puoi avvicinarti alla sua donna. E qualcuno potrebbe rivolgersi a te, per avvicinarsi ad Angela. Io ad esempio lo farei ah ah! Ragazzi, scherzi a parte, io e Sonia cominciamo a carburare e andremmo su a giocare, se volete raggiungerci siete i benvenuti!»
«Grazie, Fabrizio, ma vorremmo ambientarci ancora un po’».
«Nel caso sapete dove trovarci. E se non dovessimo rivederci, buona serata!»
«Mamma mia, Luca, capito come si approccia qui?»
«Mi sembra onesto in fondo, non si rischia di essere inopportuni».
«Tanto non sarà un nostro problema! E loro che coppia sono, scusa? A parte che non sono una coppia-coppia, ti sembrano normali?»
«Beh, hanno trovato un loro equilibrio. Piuttosto, mi chiedevo: ma sotto quel gonnellino striminzito, lei portava le mutandine?»
«Ah, vedo che sei già entrato nel mood! Non mi stupirei se non le avesse, zoccoletta com’è. Ti piace, eh?»
«Beh, figa è figa! Ha tutto al posto giusto, poi è una troia naturale, si vede proprio che le piace, ricordi quando ti dicevo che essere troie è un hardware? Ecco lei ce l’ha, l’hardware! Magari anche tu tra un po’ rompi il ghiaccio e diventi come lei…»
«Scordatelo, Luca! A me il mio hardware piace usarlo con te, non con sconosciuti! Poi, scusa, tu saresti contento?»
«Mi ci dovrei trovare. Magari la situazione sarebbe eccitante, oppure mi schiferebbe…»
«Io invece ti dico subito di no! Vederti addosso a un’altra donna mi farebbe andare fuori di testa e potrei reagire male!»
«Dài, si parla per parlare, non capiterà».
«Sì, ma mi resta il dubbio che poi tu rimpianga di non averlo provato, o peggio, che ci verrai con un’altra, magari zoccola come Sonia. Forza, andiamo su a vedere!»
«Adesso non passare dall’altra parte, però!»
«Voglio solo vedere cosa succede. Ma prendimi per mano, per favore».
«Luca, non si vede un tubo con tutte ’ste luci soffuse…»
«Mica potevano illuminare a giorno. Là comunque sembra che ci siano delle persone, avviciniamoci un po’».
«Se poi ci tirano in mezzo?»
«Non possono mica obbligarci a fare nulla, possiamo anche solo guardare».
«Li ho visti, Luca. Sonia e Fabrizio sono là su quel puff gigante, insieme alla bionda del bar di prima e a un altro».
«Li vedo anch’io! Ah però! Si danno un gran da fare e Sonia si conferma una vera fuoriclasse!»
«Ecco… ti stai eccitando?»
«Un po’…»
«Io li trovo così meccanici, invece, per niente erotici. Non voglio stare qui a guardarli. Se poi se ne accorgono, magari ci chiamano. Ti prego, no».
«Va bene, Angy, allora cerchiamo un posto appartato io e te».
«Là mi sembra ci sia un buco tranquillo».
«È buio qui, ma sembra non ci sia nessuno e possiamo controllare chi entra. Sei più calma adesso?»
«È che a me piaci ancora tu, sai, non ho bisogno di altri… o altre».
«Ma anche tu mi piaci, lo sai, solo che mi incuriosisce questa situazione, queste persone… è un mondo parallelo!»
«AH!»
«Cosa c’è, Angela?»
«Una mano, Luca! Una mano mi s’è appoggiata sulla coscia ora! Parla piano…»
«Ah, la mano di un single! Cazzo, allora è vero che ci provano! Ma vedi qualcosa?»
«Nulla, è spuntata dal buio, non vedo neppure il proprietario! Sembra la mano della famiglia Addams…»
«Ma cosa fa, scusa? Sta ferma o si muove?»
«Sta solo accarezzando un po’…»
«Ma come si permette? E tu lasci fare, scusa?!»
«No, Luca, tranquillo, ora levo la mano dalla coscia e la ridò al proprietario, ok?… A lei, signor Addams. Ora però vorrei andare, per favore».
«Sì, meglio, prima che gliela stacchi io quella mano!»
«Ti sei ingelosito davvero, Luca? Non ha fatto nulla di che, poveretto. E ora puoi star tranquillo, non credo che la mano ci seguirà fino a casa!»
«Vedo che è bastato poco per scioglierti, eh? Magari ti sei pure eccitata, fammi controllare!»
«Luca, stai buono! Entriamo prima in macchina…»
«Brava Angy, monta su che ho un’idea per il ritorno…»